È il Rossese il re dei vini liguri rossi
liguria vini

La Liguria è sicuramente terra di bianchi, ma l’autunno è un’ottima stagione per scoprire i vini liguri a bacca rossa e con essi il suo ricco entroterra

 

Se è vero che parlando della viticultura ligure “Bianco batte Rosso 64 a 36”, visto che i vitigni a bacca nera sono solo il 36% del totale della superficie vitata della regione, è altrettanto vero che la regione può giocarsi un paio di chicche anche sul fronte dei vini rossi liguri. La scoperta di questi vini della Liguria meno conosciuti dei celebri Vermentino e Pigato possono essere un bel modo per godere anche “dell’altra Liguria”, quella che non è fatta di mare, ma di vallate tanto sconosciute ai più quanto deliziosamente fatte di piccoli borghi e cucina prelibata.

E l’autunno con i funghi, le castagne e la zucca è proprio la stagione ideale per i due percorsi che vado a proporvi nell’entroterra ligure alla scoperta dei due principali vini liguri rossi: il Rossese e l’Ormeasco.

 

La Val Nervia, regno del Rossese di Dolceacqua

La Val Nervia parte da Bordighiera e sale fino a Pigna, passando per Dolceacqua famoso per il bel castello dei Doria al punto che Claude Monet ne fece soggetto per le sue tele. E’ una delle più belle vallate del Ponente Ligure: lunga una ventina di chilometri, va dal mare fino alle cime delle Alpi Marittime ed è interamente percorsa dal torrente che le dà il nome e alla cui foce si trova un’area di elevato interesse naturalistico. Da non mancare una visita ad Apricale e Bajardo, pittoreschi borghi tra i più belli d’Italia immersi tra pini e castagni.

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Apricale – Flickr, phot.otto

Un bel weekend soleggiato d’autunno è quindi la stagione ideale per salire questa vallata alla scoperta dei suoi borghi e del vino ligure Doc Rossese di Dolceacqua o Dolceacqua, che viene prodotto dall’omonimo vitigno in 14 comuni con epicentro Dolceacqua.

E’ questo il vino italiano più “francese” poiché i sentori fruttati e speziati ricordano i migliori rossi di Bandol e della Côtes du Rhône. Un’assonanza con i cugini d’Oltralpe che non è data solo dalla vicinanza, ma anche dal fatto che l’uva italiana Rossese e la francese Tibouren sono sostanzialmente identiche dal punto di vista genetico.

Pare inoltre che l’uva Rossese/Tibouren sia arrivata tramite il porto di Messalia, l’attuale Marsiglia, grazie agli scambi commerciali dei Greci, quindi diffusasi nell’attuale Provenza e nella zona di Dolceacqua, prendendo due nomi differenti. Attualmente il Tibouren viene utilizzato come uva per la produzione di rosati nella AOC Provenza, insieme ad altre uve meno aromatiche, e solamente in Italia è usata da sempre in purezza per la produzione del Rossese.

vino rosso ligure
Rossese di Dolceacqua – Flickr, npasquali

Questo vino rosso ligure ponentino dal profumo lieve, fruttato e floreale e con forti richiami di macchia mediterranea (timo, rosmarino, pino, elicriso) ha un bel colore rosso rubino, un sapore sapido e fragrante e se giustamente affinato si fa intenso e persistente, con sentori più complessi e articolati di rosa leggermente appassita, di frutti rossi, di spezie e altri profumi mediterranei che confermano lo strettissimo legame tra il mare e la terra.
Nelle versioni più semplici questo vino della Liguria può avere struttura molto leggera, mentre le migliori selezioni esprimono morbidezza e un tenore alcolico di livello. Particolarissima caratteristica è la sapidità estremamente accentuata che, unita alla buona acidità, ne fanno un vino molto piacevole da bere.

vini liguri
Dolceacqua

Un vino ligure che, salendo la Val Nervia e indugiando nei bei borghi che la punteggiano, potrete abbinare con i prodotti tipici di questa sorprendente vallata.
Potrete gustare il Rossese più giovane e meno strutturato con la Pissa cun e erbe tipica di Dolceacqua, una focaccia poco nota al di fuori della Val Nervia che prende il nome dalla presenza delle verdure sulla pasta della pizza e che deve la sua tradizionalità alla provenienza locale delle materie prime. Oppure all’Erbun, una torta di zucca gialla tritata con polenta, latte, porro, sale e olio.

Un Rossesse di pronta beva è anche abbinamento territorialmente corretto con il Brandacujon, piatto tipico di Isolabona (anche se diffuso in tutta la Liguria) a base di stoccafisso e patate, insaporito da un trito di aglio, prezzemolo e pinoli, influenza questa dalla vicina Provenza. Così come anche con il carciofo di Perinaldo, chiamato appunto carciofo provenzale e coltivato oggi esclusivamente a Perinaldo e sulle alture della confinante Provenza fra i 400 e i 600 metri di altitudine: si tratta della varietà chiamata comunemente “violet francese”.

Presidio slow food, questo carciofo si può abbinare anch’esso a un Rossese. Questo vino ligure, per via della sua natura poco tannica, è tra i pochi vini che tollerano l’abbinamento con i carciofi.

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Pigna – Flikr, ANTONIO BUSSO

Le versioni di Rossese più strutturate e invecchiate sono invece un matrimonio perfetto con l’antico e tradizionale stufato di capra con i fagioli bianchi di Pigna (anch’essi presidio Slow Food), con il coniglio alla ligure e con le formaggette dell’alta Val Nervia.

Questa zona del Ponente negli ultimi 10 anni è stata investita da una vera e propria rivoluzione vinicola e il Rossese di Dolceacqua gode di sempre maggiori riconoscimenti grazie a una crescita nella tecnica produttiva che porta nel bicchiere maggiore finezza e unicità. La guida Slow Wine 2020 ad esempio ha premiato il Rossese di Dolceacqua 2018 prodotto da Terre Bianche e il Luvaira 2017 di Maccario Dringenber nella categoria vini slow, ovvero quei vini selezionati da Slow Food in quanto prodotti rispettando i valori organolettici, territoriali, sociali e identitari tipici.

 

A Pornassio il “Dolcetto Made in Liguria”

Se il Rossese è il vino francese della Liguria, l’Ormeasco è il vino ligure che tutti associano al Piemonte anche perché geneticamente appartiene alla stessa famiglia del Dolcetto. Non per nulla Pornassio, patria dell’Ormeasco, è a metà della vallata che partendo da Imperia e salendo verso Pieve di Teco porta in Piemonte.
La DOC Pornassio consta di 5 tipologie, Pornassio, Pornassio Sciac-tra, Pornassio Superiore, Pornassio Passito e Pornassio Liquoroso. Tutti questi vini liguri sono ottenuti da un clone di dolcetto coltivato sin dal 1303 quando il Marchese di Clavesana, che governava le terre limitrofe a Pornassio e Pieve di Teco, con un editto ordinò, pena la decapitazione, di impiantare nel suo feudo solo tale varietà.

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Vigneti liguri – Flickr, Francesco Moroni Spidalieri

Anche per questo vino della Liguria il mio consiglio personale è quello di scoprirlo andandolo a cercare nel territorio di appartenenza, in quel tratto in provincia di Imperia dove le montagne arrivano fino al mare e i depositi alluvionali di ghiaia e sabbia hanno formato terreni particolarmente adatti alla viticoltura ma anche allo sviluppo di un paesaggio collinare così piacevole da percorrere in un weekend autunnale.

E scoprendo il territorio non si potrà mancare neanche di andare a ricercare in Liguria vini come l’Ormeasco Sciac-trà, che significa “schiaccia e trai” in quanto le uve pigiate sono lasciate macerare per un breve periodo insieme alle bucce che poi vengono eliminate prima della fermentazione. Questa vinificazione in rosato dà vita a un Ormeasco non solo con un meraviglioso colore corallo, ma anche con aromi di fiori rossi e di frutti di bosco assolutamente unici.

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Cantine in Liguria – Flickr, Sergio Presbitero

In Liguria vino sicuramente meno rinomato, diffuso e importante del Rossese, è anche l’Ormeasco che tuttavia si è conquistato un premio nell’ultima guida Slow Wine nella categoria vino quotidiano, ossia bottiglie dall’eccellente rapporto qualità prezzo che costano al massimo 10 euro. Il riconoscimento fra i vini liguri se lo è conquistato l’Ormeasco di Pornassio 2018 di Cascina Nirasca di Pieve di Teco, una cantina giovane in tutti i sensi sia perché costituita da poco, sia perché frutto della passione di due giovani viticoltori, Gabriele Maglio e Marco Temesio, che in poco tempo hanno saputo conquistarsi l’ambita chiocciolina rossa.

 

Gli altri vini liguri rossi

Se ho scelto di raccontarvi di due vini del Ponente ligure, anche perché mete ideali per un bel weekend autunnale a base di funghi e castagne, c’è qualche altro vino ligure rosso che merita di essere ricordato. Visto che siamo partiti da Ponente e dal Rossesse, merita una citazione anche il Rossesse di Campochiesa, ben diverso da quello di Dolceacqua, di cui è considerato il fratello minore, ma con una sua tipicità e alcune particolarità degne di nota. Più scarico di colore con un tipico rubino tenue, il Campochiesa è di medio corpo e poco tannico e va bevuto giovane.

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Terrazzamenti – Flickr, Sofia Erto

Sempre nel Savonese, e in particolare a Quiliano, è diffuso il vitigno Granaccia, importato alcuni secoli fa dai cartai quilianesi dalla Spagna (dove è noto col nome di Alicante): è un vino rosso ligure caldo, sapido, vellutato, di gran corpo e personalità.

Arrivati a Genova inizia poi a fare la sua comparsa il Ciliegiolo, che è diffuso nelle aree centrali e orientali della Liguria e il cui nome, che rimanda alla ciliegia, non è casuale, in quanto prende il nome dal colore e dal caratteristico aroma che richiama questo frutto.

Con il Ciliegiolo si producono i vini rossi liguri delle aree Val Polcevera, Golfo del Tigullio, Colline di Levanto, DOC Colli di Luni. In queste due ultime zone della provincia di La Spezia, oltre al Ciliegiolo, inizia a farsi vedere il Sangiovese, merito ovviamente dell’influenza delle vicine terre del Chianti. Come nel Colli di Luni Rosso, che è prodotto con Sangiovese, Canaiolo Nero, Ciliegiolo, Pollera Nera e Cabernet Sauvignon.

Insomma Liguria non propriamente terra di vini rossi, ma di rossi che meritano di essere scoperti e soprattutto assaggiati!

Ti è piaciuto l’articolo sui vini liguri rossi a cura di Laura Bullio, Sommelier e Food Ambassador di Italia Delight? Non ti resta che partire alla scoperta vini liguri (e non solo!) con le nostre esperienze enogastronomiche e food tour in Liguria! 😉

 

L’autore

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Laura Bullio
Classe 1969, è giornalista professionista, sommelier Fisar e responsabile delle risorse umane in una società finanziaria. Coltiva un’insana passione per l’enogastronomia e scrive di cibo, vino, annessi e connessi.

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