Immagina: l’aria frizzante di un mattino d’ottobre, la nebbia che accarezza le colline e, all’improvviso, quel profumo così intenso, inconfondibile. Sei in un piccolo borgo italiano, tra vicoli di pietra e insegne in legno, e il Trüffel domina i pensieri e i discorsi di tutti. Se chiudi gli occhi, lo senti: terra bagnata, bosco profondo, la dolce promessa di una tavola che non ha paura di essere generosa. Seguimi, oggi ti porto tra le fiere del tartufo in Italia, dove ogni incontro è una scoperta, ogni aroma una storia. Non sarà solo una visita: qui si vive un’esperienza che resta addosso, come il profumo del tartufo sulle mani dopo la cerca. Preparati: qui si parte con la fame, ma si torna a casa con qualcosa di molto più grande.
L’alba, nelle terre del tartufo, non è mai silenziosa. Sotto i portici di Sant’Agata Feltria, già alle prime luci di ottobre, incontri uomini con cappelli di feltro e ceste traboccanti. L’aroma del tartufo bianco è ovunque, si insinua tra i banchi, arriva fino alle cucine delle trattorie. Io ci sono stato l’anno scorso, proprio una domenica di metà ottobre. Si cammina tra risate e richiami, il passo lento di chi la sa lunga. Il calendario è fitto: qui nel 2025 la festa esplode tra il 5 ottobre e il 2 novembre, ogni domenica una celebrazione diversa.
Il bello è che non c’è fretta. Puoi perderti tra assaggi improvvisati: bruschette scottate, tagliatelle fumanti, frittate dallo spessore generoso, tutto innaffiato da vini sinceri del territorio. Ti consiglio di arrivare presto, intorno alle 9: per parcheggiare senza stress e cogliere la magia dell’apertura dei banchi. Da Rimini basta una mezz’ora in auto, strada dritta verso queste colline che sembrano dipinte. E se vuoi fare come fanno i locali, chiedi della signora Carla: la trovi vicino alla fontana con il suo tartufo appena scavato. Lei ti racconterà perché questo profumo non lo scordi più.
Tra le colline piemontesi, Murisengo si veste a festa per la Fiera Internazionale del Tartufo Trifola d’Or. Ti racconto una scena che mi porto dentro: il suono del campanile, il vento che muove le bandiere gialle e rosse, il brusio delle famiglie che affollano la piazza grande. Qui l’appuntamento è doppio: domenica 16 e 23 novembre, quando il Monferrato sembra fatto apposta per accogliere chi sa apprezzare la lentezza.
Si arriva facilmente in auto da Alessandria o Asti, tra vigne che si tingono d’oro e filari di noccioleti. Parcheggia fuori dal centro e segui il profumo. Troverai bancarelle dove si celebra il tartufo in tutte le sue forme: intero, affettato, celebrato su risotti cremosi e uova al tegamino che sanno di casa. Non perderti il banco di Giorgio, un cercatore che conosce ogni sentiero del bosco e non mancherà di farti annusare un tartufo ancora sporco di terra.
Qui, con una ventina di euro, ti porti a casa uno scrigno di sapori: assaggi di salumi locali, formaggi intensi e persino qualche fetta di torta alle nocciole. Ma il vero lusso è fermarsi in trattoria, dove per 30-35 euro ti servono un pranzo completo con tartufo bianco protagonista. Prenota sempre, soprattutto la domenica: il rischio è arrivare affamato e dover aspettare fuori!
Alba è un nome che da solo fa venire l’acquolina in bocca. Qui il tartufo è religione e ottobre si trasforma in un pellegrinaggio di buongustai da tutto il mondo. La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, dal 11 ottobre all’8 dicembre nel 2025, è un viaggio senza confini tra profumi e storie.
Arrivi in treno comodamente da Torino o da Cuneo (meno di un’ora), e già alla stazione senti quell’aria frizzante d’attesa. Le vie del centro sono un intreccio di banchi eleganti, chef stellati che si mescolano ai vecchi tartufai con il sorriso sornione. Ho assaggiato qui la mia prima tajarin al tartufo bianco – un piatto che sembra semplice ma ti resta inciso nella memoria come una poesia.
Il mercato mondiale del tartufo è un rito: puoi assistere alla valutazione dei pezzi migliori, partecipare ad aste benefiche dove volano cifre folli, ma anche scambiare due chiacchiere con i piccoli produttori che raccontano la fatica e la gioia della cerca nei boschi. I prezzi? Per una porzione di pasta con tartufo vai sui 25-40 euro nei locali più gettonati, mentre nei ristoranti gourmet puoi toccare cifre decisamente più alte. Ma qui, credimi, ogni centesimo è un’emozione.

Pensi al tartufo e subito immagini Piemonte ed Emilia, ma c’è una Liguria interna tutta da scoprire. A Trisobbio, tra le colline dell’Alto Monferrato orientale, la Fiera Nazionale del Tartufo Bianco si celebra la domenica del 26 ottobre. Il borgo sembra uscito da una fiaba: castello medievale, vicoletti silenziosi e una piazzetta dove l’aroma del tartufo si mescola a quello delle erbe spontanee.
Arrivarci è una sorpresa: da Acqui Terme prendi la SP203, attraversi boschi luminosi e ogni curva è una promessa. La vera magia sono le piccole botteghe dove i produttori locali ti fanno assaggiare tartufi su fettine di pane caldo e formaggi freschi. Non c’è folla qui, solo sorrisi e storie autentiche. Una menzione speciale va a Franco, che da anni porta avanti la sua passione per le conserve di funghi e tartufi: chiedigli della sua crema spalmabile, una bomba su crostini!
Più tardi nel mese (il 30 novembre) puoi spostarti a Cortazzonewo die Fiera Regionale del Tartufo Bianco del Monferrato chiude in bellezza la stagione. Qui la festa è più intima, quasi familiare: taglieri misti a una decina di euro, vino novello da produttori che ti invitano volentieri a una chiacchiera lunga quanto vuoi. È la Liguria più schietta, quella che sorprende senza fare rumore.
Se vuoi capire davvero la magia delle feste del tartufo, devi sporcarti le mani. Letteralmente. Alcuni borghi organizzano escursioni guidate nei boschi per vivere la cerca del tartufo con i veri trifolau e i loro cani. Io ho avuto la fortuna di partecipare a una di queste uscite vicino Murisengo. Un’esperienza che non dimentichi.
Si parte all’alba, quando l’umidità veste tutto di mistero. Il silenzio è rotto solo dal fiuto attento dei cani e dai passi leggeri del cercatore. Ti insegneranno a leggere i segnali della terra, ad annusare il vento, a distinguere un tartufo maturo dal semplice desiderio di trovarlo. Spesso queste escursioni hanno un costo sui 30-40 euro a persona e includono una piccola degustazione finale.
Il momento più bello? Quando il cane gratta deciso e il trifolau sorride sornione: “Eccolo qui”. Lo vedi spuntare dal terreno, ancora umido di terra nera. L’orgoglio nei loro occhi vale tutto il viaggio. Alcuni paesi offrono anche laboratori sensoriali per bambini e adulti. Un consiglio da amico: vestiti comodo e porta scarpe da trekking impermeabili. Tornerai polveroso ma felice.

Non c’è solo il mercato nelle feste del tartufo. Ogni borgo mette in scena riti che diventano memorabili: gare gastronomiche tra chef locali e stellati, laboratori dove impari a usare il tartufo in cucina (anche con ingredienti semplicissimi), concorsi per eleggere il tartufo più profumato o quello dalla forma più bizzarra.
Un anno ad Alba ho assistito a una sfida tra nonne del paese: ognuna aveva la sua ricetta segreta per la frittata al tartufo. Il profumo era così intenso che mi ha seguito fino a casa. In altri borghi come Sant’Agata Feltria o Trisobbio spesso trovi spettacoli di musica popolare, sfilate storiche e persino mostre d’arte dedicate al rapporto tra uomo e bosco.
In alcune fiere puoi partecipare a degustazioni guidate, con sommelier che abbinano vini locali – Barbera, Dolcetto, Nebbiolo – a piatti semplici ma esaltati dall’aroma del tartufo. Non è raro imbattersi in artisti della lavorazione della terracotta o della coltelleria artigianale: perfetti souvenir da portare a casa.
Porta sempre contanti: molti stand non accettano pagamenti elettronici e capita spesso di trovare qualche gemma gastronomica che non troverai altrove.
Vivere una fiera del tartufo davvero bene è questione di dettagli. Prima regola: evita i giorni di massima folla se cerchi atmosfera raccolta – quindi prediligi le prime ore del mattino o i weekend meno centrali. Se puoi resta almeno una notte: molti paesi offrono camere graziose tra i 60 e i 90 euro, spesso gestite da famiglie che al mattino ti preparano dolci fatti in casa.
Quando ti siedi a tavola non limitarti ai piatti classici: prova le varianti locali, come i ravioli del plin al tartufo o le polente cremose servite con lamelle sottili. Nei negozi cerca tartufi freschi solo da produttori certificati: non avere paura di chiedere informazioni sulla provenienza – chi lavora bene è orgoglioso della propria storia.
Lascia spazio per i vini! Chiedi suggerimenti agli osti: spesso hanno bottiglie piccole che non trovi nelle enoteche cittadine. E fatti raccontare i segreti della conservazione del tartufo – nel riso? Avvolto nella carta? Ogni famiglia ha la sua liturgia.
Infine, partecipa alle premiazioni o alle aste se vuoi sentire il vero battito del paese: qui s’incontrano generazioni diverse unite dalla stessa passione.
Durante ogni fiera troverai produttori locali con banchi ben segnalati: cerca chi espone certificazioni o lavora da anni nella zona. A volte è meglio affidarsi a piccoli coltivatori rispetto ai commercianti più appariscenti. Non aver paura di chiedere di annusare il tartufo prima dell’acquisto: l’odore deve essere intenso ma piacevole, mai troppo pungente o “chimico”. Meglio acquistare nelle prime ore della giornata.
Dipende dall’atmosfera che cerchi! Alba è perfetta se vuoi il massimo della varietà e degli eventi collaterali; Sant’Agata Feltria offre un ambiente raccolto e autentico; Murisengo o Trisobbio sono ideali per chi ama i piccoli paesi e le storie genuine. Considera anche le date: ottobre è per i primi raccolti, novembre per chi cerca calma e convivialità lenta.
In genere dai 30 ai 40 euro a persona per mezza giornata con degustazione finale. Spesso è necessario prenotare in anticipo tramite i siti ufficiali delle Pro Loco o delle fiere stesse. Porta abiti comodi e spirito d’avventura!
Tornando da queste fiere del tartufo, ti accorgi che hai addosso qualcosa di diverso. Non è solo l’aroma che resta sulle mani o sulla giacca; è quel senso pieno di aver vissuto giorni densi di incontri veri, sapori profondi e paesi che si aprono solo a chi sa guardare con curiosità sincera.
Il mio consiglio? Non aspettare che arrivi l’autunno prossimo per sognare queste atmosfere: mettiti in viaggio appena puoi, anche solo per una giornata tra amici o in solitaria. Scoprirai che il vero tesoro non è solo il tartufo che porti a casa, ma le storie ascoltate sotto un portico o davanti a un calice di Barbera.
E tu? Hai già vissuto una festa del tartufo? Raccontami nei commenti qual è stato il dettaglio che non hai mai dimenticato… O magari condividi questo racconto con qualcuno che ancora non conosce l’incanto dei borghi italiani d’autunno.
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