Hai mai assaporato davvero l’odore di un bosco che si risveglia in autunno? C’è una mattina, tra le colline fitte dell’Appennino Tosco-Emiliano, in cui la nebbia si aggrappa ai rami e ogni respiro sa di legna bagnata, terra viva e promesse di cose buone. Io ci sono arrivato presto, camminando a passi lenti sul tappeto scricchiolante delle foglie cadute. Davanti a me, la scena era tutta castagni, tronchi possenti e ricci dorati sparsi tra i muschi. In quell’istante ho capito che la raccolta delle castagne in Appennino non è soltanto un’attività stagionale: è un rito antico, fatto di mani che cercano e occhi che sanno vedere.
Se ti lasci guidare dalla curiosità – e dalla fame di sapori autentici – ti prometto che qui troverai molto più di una semplice escursione in mezzo agli alberi. Troverai storie di borghi dimenticati, profumi caldi che salgono dai camini e incontri con persone che vivono ancora in sintonia con la natura. Ti porto con me alla scoperta dei sentieri del gusto tra Emilia, Toscana e Lunigiana: preparati a sporcarti le mani, ad ascoltare le voci dei boschi e ad assaggiare quell’autunno che solo qui sa essere così vivo.
Immagina il tocco freddo dell’alba sulle guance mentre entri nel cuore del Parco del Corno alle Scale, vicino a Granaglione. Le strade si arrampicano sinuose tra i crinali e ogni curva regala squarci di vallate avvolte dalla bruma. Qui, famiglie intere conservano ancora la tradizione di affidarsi al bosco nei giorni d’autunno. L’aria è impregnata del dolce sentore dei ricci maturi spaccati dal gelo notturno.
L’esperienza comincia spesso nel piccolo paese di Granaglione o nelle frazioni minori sparse lungo l’Appennino Bolognese: posti dove il tempo scorre lento come i fiumi sotterranei. Da metà ottobre fino ai primi freddi di novembre sono i giorni migliori per infilarsi tra gli alberi armati di sacchetti robusti e scarponcini impermeabili. Il costo per partecipare a una giornata organizzata – raccolta seguita da pranzo rustico – si aggira intorno ai 20 euro per gli adulti (e qualcosa meno per i bambini), ma il vero valore lo scopri solo vivendo quel momento.
Non serve essere esperti: basta lasciarsi guidare dai residenti o dalle guide ambientali locali che raccontano storie di querce leggendarie e vecchie mulattiere coperte dai muschi. Ti insegnano a distinguere le varietà antiche come la Marrone di Castel del Rio dalla classica castagna appenninica – differenze sottili ma importanti per chi ha occhio (e palato).
C’è una tradizione a cui nessuno rinuncia dopo la raccolta: sedersi insieme intorno al fuoco vivo, mentre le castagne saltano sulle braci dentro enormi padelle forate. Il profumo intenso delle caldarroste si mescola al fumo che sale lento tra i rami bassi; il suono secco della buccia che scoppietta fa parte del rito tanto quanto le risate dei bambini impazienti.
L’esperienza diventa comunitaria nei casolari adibiti a ristoro sparsi attorno a Granaglione oppure sulle tavolate rustiche allestite nelle aziende agricole dell’Alto Reno. Qui puoi gustare piatti come la polenta di farina dolce (prodotta macinando proprio le castagne appena raccolte), torte morbide profumate all’anice o semplicemente un bicchiere robusto di rosso locale accompagnato da formaggi stagionati.
Un consiglio da chi ci è stato decine di volte: non perderti il “castagnaccio” – dolce povero ma ricchissimo nei sapori, fatto solo con acqua, olio extravergine, pinoli, uvetta e una generosa manciata di rosmarino fresco. Ogni famiglia ha la sua variante segreta; se hai fortuna puoi assaggiare quello preparato dalle signore della Pro Loco durante le feste d’autunno.
Oltrepassando il confine emiliano verso nord-ovest entri nella Lunigiana, terra selvaggia fatta di piccoli paesi arroccati come Casola o Pontremoli, dove ogni muro racconta storie millenarie. Qui la filiera della castagna è motivo d’orgoglio identitario: antichi metati (essiccatoi in pietra) puntellano le radure ombrose e ogni abitante sembra conoscere tutti i segreti per trasformare questo frutto umile in piatti indimenticabili.
Lungo i sentieri ombreggiati puoi scoprire aziende agricole come Sigeric o piccoli produttori nascosti nelle frazioni più remote: basta chiedere un passaggio agli anziani seduti fuori dal bar principale per essere accolto con curiosità sincera (e spesso con inviti inattesi). L’atmosfera qui è autentica; anche chi viene da lontano si sente subito parte della comunità perché l’autunno unisce davvero tutti sotto il tetto largo dei castagni secolari.
Percorrendo queste vie ti imbatti spesso in mercatini stagionali dove puoi acquistare farine locali macinate a pietra o birre artigianali al gusto leggermente affumicato di castagna – souvenir perfetti da portare via perché racchiudono tutto il carattere ruvido della Lunigiana montanara.

C’è un luogo particolare nel cuore dell’Alto Appennino bolognese che mi ha sempre affascinato per il suo spirito pionieristico: il Castagneto Didattico Sperimentale di Granaglione. Qui non vai solo per raccogliere frutti ma soprattutto per capire quanto lavoro c’è dietro ogni singola castagna che arriva sulla nostra tavola.
L’esperienza proposta include spesso visite guidate lungo gli appezzamenti curati con metodi biologici, laboratori sulla lavorazione tradizionale (dalla raccolta manuale fino all’essiccazione nei metati restaurati) ed eventi tematici come “Dal bosco alla birra”, dove puoi seguire tutto il percorso produttivo trasformando la materia prima in prodotti innovativi come birre artigianali aromatizzate alle castagne locali.
A ottobre vengono organizzate giornate aperte (solitamente nelle due domeniche centrali del mese), perfette anche per famiglie con bambini grazie alle attività didattiche pensate su misura. Per partecipare basta prenotarsi lasciando una piccola caparra simbolica; tutte le informazioni pratiche vengono comunicate direttamente dagli organizzatori tramite social o sito ufficiale.
L’ho imparato sulla mia pelle: poche cose riconciliano con sé stessi come camminare all’alba lungo i crinali tra Emilia e Toscana quando l’aria punge ma non morde ancora. I trek dedicati alla Castagna Experience, organizzati da realtà come Appennino Slow, propongono percorsi guidati da tre giorni immersivi durante metà ottobre.
Si parte spesso dal borgo storico di Porretta Terme o dalle stazioni minori facilmente raggiungibili in treno dalla città; da lì si segue il ritmo degli zaini leggeri tra faggete dorate e ruscelli limpidi fino ai paesini abbandonati ripopolati solo durante queste occasioni specialissime. La formula prevede gruppetti piccoli (minimo quattro persone), così da garantirsi attenzione personale da parte delle guide ambientali certificate.
Dormire nelle locande rurali – magari davanti al camino acceso – riserva momenti magici fatti di conversazioni lente sotto cieli stellati senza luci artificiali; ogni tappa diventa occasione per degustazioni spontanee nei piccoli agriturismi disseminati sul tragitto dove pane cotto a legna incontra confetture aromatiche fatte solo con zucchero grezzo ed estratto puro delle prime marroni raccolte al mattino stesso.
Ecco qualche suggerimento maturato dopo anni trascorsi ad annusare funghi sotto le foglie bagnate (e soprattutto ascoltando chi ci vive tutto l’anno):
I prezzi variano poco tra Emilia occidentale e Lunigiana orientale: mediamente con 20/25 euro hai accesso sia alla passeggiata guidata sia al pranzo contadino completo; bambini pagano tariffe scontate (sotto i dieci anni spesso metà prezzo). Ricorda però una cosa fondamentale: qui nessuno bada tanto ai soldi quanto alla qualità delle relazioni costruite davanti a una tavolata lunga piena di chiacchiere genuine!
C’è qualcosa che mi commuove ogni volta tornando su questi sentieri autunnali: vedere mani segnate dal lavoro selezionare ancora oggi i frutti uno a uno, lavandoli poi nella fonte gelida prima dell’essiccazione lenta dentro metati riscaldati solo dal fuoco basso alimentato giorno e notte. Mestieri antichi che rischiano l’oblio se non li raccontiamo abbastanza forte… E allora ascolto sempre volentieri Gianni – memoria vivente del borgo – mentre svela trucchi tramandati dai nonni su come riconoscere la Marrone DOP.
Anche tu puoi entrare nella filiera semplicemente acquistando farina artigianale macinata a pietra direttamente dal produttore oppure iscrivendoti alle giornate formative dove impari davvero quanto costa produrre qualità senza rincorrere mode effimere. Un gesto piccolo può fare tutta la differenza se significa tenere vive conoscenze radicate nell’anima profonda dell’Italia rurale.

Niente batte l’accoglienza rustica delle locande familiari sparse nei paesini minori dell’Alto Reno o sulla dorsale toscana-lunigianese (prenota con qualche settimana d’anticipo durante ottobre!). Se ami soluzioni più social c’è sempre qualche ostello diffuso nei centri principali oppure agriturismi immersivi dove puoi anche fermarti qualche giorno in più dedicandoti ai ritmi rilassanti della campagna appenninica.
Sì! La raccolta delle castagne è esperienza perfetta anche per famiglie; molte aziende prevedono percorsi semplificati o cacce al tesoro botaniche pensate proprio per i più piccoli… E poi nulla ferma mai un bambino davanti al profumo delle prime caldarroste appena sbucciate!
Tornando verso casa dopo una giornata trascorsa tra boschi umidi ed entusiasmi condivisi senti addosso qualcosa difficile da raccontare… È quella sensazione calda sotto pelle tipica delle esperienze vere, fatte insieme alla terra invece che sopra essa. Ci pensavo proprio mentre stringevo nel pugno poche marroni appena colte – lucide come gemme preziose – chiedendomi già quando sarei tornato lassù… Forse anche tu sentirai questa nostalgia felice dopo aver vissuto almeno una volta la raccolta delle castagne in Appennino.
E allora lasciami dire grazie se sei arrivato fin qui nei miei ricordi autunnali… Hai già vissuto quest’avventura? Raccontamela nei commenti o condividi queste emozioni con chi sogna ancora boschi pieni di storia! Quale sarà il tuo prossimo passo? L’importante è partire col cuore aperto… perché certi sapori restano davvero addosso molto più a lungo dello zucchero sciolto fra denti!
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