Immagina di camminare all’alba su un tappeto di rugiada, l’aria pungente che pizzica le guance e il cielo ancora assonnato che si tinge dei primi rosa. Nel silenzio dell’altopiano, il profumo della terra smossa si mescola a quello, sottile e quasi etereo, dei pistilli di zafferano. È qui, sull’Altopiano di Navelli, che la raccolta dello zafferano prende vita come un antico rito. Se chiudi gli occhi, puoi quasi udire le voci lente dei raccoglitori, la carta sottile dei petali tra le dita, il tintinnio delle ceste che si riempiono. Ti prometto: se sogni un’esperienza che parli al cuore e ai sensi, qui troverai molto più che un semplice viaggio gastronomico. Dimentica mappe e itinerari: lasciati guidare dalla curiosità e dal desiderio di scoprire cosa rende davvero preziosa questa spezia regale.
Arrivare sull’Altopiano di Navelli nelle prime ore del mattino è come varcare la soglia di un mondo sospeso. La luce filtra piano sulle colline ondulate, accarezzando distese dove centinaia di fiori viola sbocciano solo per poche ore. Sì, perché la raccolta dello zafferano – qui chiamato “l’oro rosso d’Abruzzo” – si svolge davvero all’alba: già verso le 8:30 i raccoglitori si radunano nei campi, tra ottobre e i primi giorni di novembre.
Ti consiglio di puntare la sveglia prima che sorga il sole e raggiungere Navelli, piccolo borgo tra L’Aquila e Sulmona. L’odore umido della notte persiste ancora nell’aria quando ci si inoltra tra i filari. Nessun rumore di traffico: solo passi ovattati sulla terra e il fruscio dei petali che si separano dalla pianta. Il gesto è lento, quasi meditativo: raccogliere il fiore senza spezzare lo stelo richiede delicatezza e pazienza. Un’esperienza che ti connette subito con la storia e le mani di chi, qui, ha sempre coltivato la pazienza della terra.
In paese – ti racconto una curiosità che mi ha svelato Donatella, storica raccoglitrice – ogni famiglia custodisce piccoli segreti sulla raccolta: qualcuno giura che si debba iniziare dal lato rivolto a est, per rispetto al sole. E quando i primi cesti si riempiono, un profumo dolce e pungente si libra nell’aria: è il preludio a una giornata intensa e piena di piccole meraviglie.
Appena rientrato dalla campagna, ti ritrovi immerso in un’atmosfera quasi sacra. In una piccola sala della cooperativa locale – che puoi visitare prenotando in anticipo, soprattutto nei weekend dedicati alla raccolta – il tavolo si trasforma in un palcoscenico colorato. I fiori appena colti vengono adagiati uno accanto all’altro; il silenzio è rotto solo dalle chiacchiere sottovoce, come se si temesse di disturbare la magia.
La sfioratura è la fase più delicata: con due dita si apre il calice del fiore e, con gesti minuscoli e precisi, si estraggono i tre sottilissimi pistilli rossi. Un lavoro da orafi più che da contadini: bastano pochi chili di fiori per ottenere solo manciate di spezia pura. La prima volta che ho provato questa operazione non riuscivo a smettere di pensare alla quantità immensa di pazienza necessaria per produrre anche solo una bustina di zafferano.
Se partecipi a un’esperienza guidata (il costo medio si aggira tra i 45 e i 55 euro per adulto, solitamente comprensivo anche di pranzo rustico), potrai metterti alla prova direttamente sotto la guida delle donne locali. Sono loro ad avere le mani veloci come farfalle e gli occhi attenti ad ogni pistillo. Non perderti l’occasione di ascoltare qualche aneddoto: ogni sfioratrice ha la sua storia e spesso sono racconti che sanno di lentezza e saggezza contadina.
Dopo la sfioratura, la strada verso il prodotto finito passa dall’essiccazione. Entrare nella stanza dove quei fragili filamenti vengono stesi su piccoli setacci è come respirare l’anima stessa dello safran. L’aroma diventa improvvisamente intenso: pungente, erbaceo, con note leggermente affumicate che ti sorprendono.
L’essiccazione avviene ancora in modo tradizionale – spesso su reti sospese accanto ai camini accesi – e dura poche ore. Il calore del fuoco è regolato con attenzione maniacale: troppo forte brucerebbe i pistilli, troppo debole li lascerebbe umidi. Osserva bene le mani esperte che controllano tutto con uno sguardo rapido e sicuro: qui ogni granello conta. Una volta essiccati, i pistilli vengono conservati in barattoli scuri per proteggerli dalla luce.
Quando passi vicino alle sporte pronte per la vendita o la degustazione, non resistere: avvicina il naso e lasciati inebriare da un bouquet che sa di fieno tagliato, miele selvatico, legno caldo. È un profumo che non dimentichi più, capace di evocare la fatica del campo ma anche l’attesa gioiosa della tavola imbandita.

Dopo la raccolta e la sfioratura arriva il momento che aspetto sempre con più gola: quello dell’assaggio. Nei casali attorno a Navelli o nella piccola sede della Cooperativa del territorio verrai accolto con tavole imbandite che celebrano la semplicità contadina.
Il pane appena sfornato sprigiona ancora calore tra le mani; sui taglieri piccoli tesori locali: pecorino stagionato delle montagne abruzzesi, prosciutto affumicato al ginepro, miele d’acacia raccolto nei boschi vicini.
Ma l’assoluto protagonista resta lui: lo zafferano appena essiccato. Preparati ad assaporarlo in mille modi sorprendenti: dal classico risotto (che qui brilla letteralmente d’oro) alle frittate morbide fino ai dolci rustici come la ciambella soffice aromatizzata ai pistilli.
Chiedi sempre se puoi assaggiare la “scrippella”, una sorta di crespella sottile preparata sul momento: condita con scaglie di formaggio e una polvere leggera di zafferano, è uno spuntino che rischia di diventare dipendenza!
Se puoi, fermati anche a pranzo: solitamente nelle esperienze guidate è compreso nel prezzo (intorno ai 45 euro per gli adulti, meno per i bambini). Qui l’ospitalità è parte integrante del viaggio e ogni piatto viene raccontato prima ancora che servito in tavola.
Se vuoi davvero immergerti nella raccolta dello zafferano a Navelli, tieni a mente qualche consiglio da chi l’ha vissuta più volte. Prima di tutto: prenota con largo anticipo – i posti sono limitati (spesso intorno alle 15-20 persone a gruppo) perché si cerca di mantenere intatto lo spirito autentico dell’esperienza.
Arriva in auto o con autobus regionali da L’Aquila (circa 40 minuti), ma ricorda che gli orari sono orchestrati intorno alla raccolta mattutina: l’appuntamento tipico è alle 8:30 davanti alla piazzetta principale del paese oppure presso la sede delle cooperative locali.
Vesti comodo! Scarpe da trekking leggere (la terra può essere scivolosa), un maglione caldo e un cappello sono indispensabili all’alba sull’altopiano.
Non dimenticare la macchina fotografica – il contrasto tra la nebbia lieve e i campi viola è qualcosa che merita più di uno scatto.
E se vuoi portare a casa un ricordo davvero prezioso, acquista direttamente dai produttori locali qualche grammo del loro zafferano artigianale (sui 10-15€ al grammo). È molto più intenso rispetto a quello industriale: bastano pochi pistilli per trasformare una cena semplice in un piccolo festino dei sensi.
Ultimo suggerimento? Fermati a parlare con chi lavora la terra: ogni sorriso custodisce storie che nessuna guida potrà mai raccontarti.

Concludere la giornata senza passeggiare tra le viuzze medievali di Navelli sarebbe un peccato imperdonabile.
Il borgo – inserito tra i “più belli d’Italia” – sembra uscito da un’altra epoca, con case in pietra arroccate, vicoli silenziosi punteggiati da gerani rossi alle finestre e scorci mozzafiato sulla valle.
Fermati nella piccola piazza principale mentre il sole scalda le facciate antiche: qui puoi sorseggiare un bicchiere di Montepulciano d’Abruzzo accompagnato da qualche oliva locale.
Un tempo Navelli era attraversata dai pastori transumanti; oggi resta un luogo dove tutto sembra muoversi con calma profondamente umana.
Se hai tempo, visita anche la chiesa di San Sebastiano o l’oratorio della Madonna delle Grazie; oppure perdi qualche ora nei minuscoli negozi artigianali dove si trovano confetture al crocus, liquori speziati o semplicemente biscotti fatti in casa.
Il bello è proprio questo: dopo l’intensità della raccolta dello zafferano, qui puoi rallentare ancora un po’, lasciando che il tempo diventi alleato prezioso dei tuoi ricordi.
Quando torni a casa con un barattolino colmo dell’oro rosso d’Abruzzo tra le mani, ti accorgi subito che non sarà solo ingrediente per ricette speciali.
Il solo aprirlo sprigiona tutto ciò che hai vissuto nei campi all’alba: l’umidità dell’erba sui piedi, il canto sommesso dei lavoratori, il sorriso gentile delle donne sedute a sfiorare.
Basta sciogliere pochi pistilli in acqua calda perché la tua cucina si riempia degli aromi intensi dell’altopiano.
Prova ad aggiungerlo non solo al risotto ma anche nelle zuppe rustiche o sulle patate arrosto; oserei persino nei dolci semplici, come una torta allo yogurt o una crema pasticcera.
Lo zafferano autentico non copre, ma accompagna ogni sapore con discrezione regale.
E poi c’è quel gusto sottile che non va più via: ogni volta che lo porterai in tavola – fosse anche solo per te stesso – sentirai ancora un po’ dell’Abruzzo più vero nel tuo piatto.
Mentre ripenso all’alba tra i campi viola dell’Altopiano di Navelli, sento ancora sulle dita quel profumo lieve ed elettrico dello safran. È strano come certi ricordi abbiano il potere di restare sottopelle più a lungo delle immagini stesse.
Raccogliere lo zafferano qui non significa solo imparare una tecnica antica o scoprire sapori nuovi; vuol dire lasciarsi sorprendere dalla pazienza della terra, dalla lentezza dei gesti tramandati, dalla generosità senza riserve degli abitanti.
Se non ci sei mai stato, ti invito a indossare scarpe comode e venire a perderti tra questi filari sospesi tra notte e giorno. Aspetto nei commenti le tue sensazioni, i tuoi racconti o semplicemente la voglia – irresistibile – di lasciarti rapire anche tu da questa magia d’Abruzzo.
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