Diano d’Alba, scopriamo questo piccolo comune delle Langhe!
comune di diano d alba

Diano d’Alba è un balcone sul territorio delle Langhe da cui contemplare il paesaggio piemontese, modellato dalla sua storia a vocazione enogastronomica

 

Scoprire insieme Diano d’Alba e il meraviglioso territorio che circonda questo angolo di Piemonte. Una meta perfetta per un weekend o un viaggio fra natura, arte ed enogastronomia!

Le Langhe, Patrimonio dell’Umanità dal 2014, sono un territorio del basso Piemonte che si estende tra le province di Cuneo ed Asti. A sua volta è suddiviso in tre zone:

  • Langhe a bassa quota: ci troviamo a meno di 600 m. s.l.m.
  • Langhe ad alta quota: superiamo i 600 m. s.l.m.
  • Langhe Astigiane: zona a Sud di Asti.

Queste terre stupiscono per la loro amenità, data dalle colline variopinte che corrono lungo tutta la zona. Colori diversi a seconda della luce e di quale coltivazione incontra il nostro sguardo.

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Veduta sui vigneti di Diano d’Alba – Flickr, Michele Gallesio

 

Infatti si passa dalla presenza imperiosa di vigneti nelle basse Langhe da cui derivano grandi vini come il Barolo, Nebbiolo, Barbaresco, Dolcetto D’Alba e Barbera D’Alba, ai boschi coltivati prevalentemente a Tonda Gentile delle Langhe nella zona ad alta quota. Sfumature di gusto che rendono questo luogo raro. Ogni piccolo comune merita di essere svelato.

 

Andiamo a scrutare Diano d’Alba

Tra i paesi delle basse Langhe, a 500 metri sul livello del mare, incontriamo Diano d’Alba in provincia di Cuneo. Ai suoi piedi si può ammirare Alba e il territorio delle basse Langhe, composto da colline, paesi e castelli.

Diano è un posto strategico per apprezzare pienamente la bellezza dell’ambiente piemontese. A Levante ci scontriamo con l’austerità tipica del territorio dell’Alta Langa, a Ponente il nostro sguardo viene ammansito dalla visione delle colline madri del Barolo.

 

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Comune Diano d’Alba – Flickr, Paolo Benegiamo

 

Questa cittadina si estende per 17,75 kmq e la popolazione residente ammonta a 3608 abitanti.

E’ distinto in tre zone:

  • Diano capoluogo: il fulcro della cittadina dove troviamo il municipio. Da qui possiamo apprezzare il panorama intorno a Diano.
  • Frazione Valle Talloria: qui troviamo il fulcro dell’economia del paese. È infatti un importante centro agricolo, dove sono ubicate importanti cantine.
  • Frazione Ricca: importante centro residenziale ed artigianale. Questa è la zona di Diano d’Alba più vicina ad Alba.

 

Un paese dalla storia curiosa

Diano d’Alba è un nome che deriva molto probabilmente dall’antica venerazione della Dea Diana.

La Dea Diana è l’antica divinità della caccia per Romani e Liguri, primitivi popoli che praticavano appunto il “culto” della caccia prima che gli apostoli, come S. Paolo e S. Barnaba, predicassero e diffondessero il cristianesimo in queste terre.

E’ presumibile che il nome provenga da Diana perché, secondo l’antico credo pagano, la dea veniva adorata in aperta campagna, nei boschi sacri. Difatti è risaputo che intorno ad Alba si trovassero i boschi votivi. Sul colle dove ora sorge Diano d’Alba vi era il bosco dedicato alla venerazione della Dea Diana.

Un’altra prova a sostegno di questa tesi la troviamo nella dedica a Diana “quae fuerat, quondam, hic esulta sacello”, nel tempietto situato all’ingresso del paese.

 

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Flickr, Attilio Piselli

 

La storia di Diano prosegue parallela a quella di Alba, difatti durante le invasioni barbariche, Rotari Re dei Longobardi, diminuì il potere ad Alba per estenderlo a Diano che divenne sede dell’amministrazione locale con il nome di “comitato dianese”.

Dall’anno 1000 inizia la costruzione del primo nucleo del suo castello, che verrà sempre più potenziato nel corso degli eventi storici. Una serie di casate si sono alternate al potere ma sono tre i periodi da ricordare: un periodo travagliato con i Marchesi di Busca, uno quieto con i Gonzaga di Mantova, per concludere con il periodo infinito dei Savoia. il feudo verrà infine ceduto ai Conti Ruffino di Savigliano fino al 1856 quando si esaurisce la casata.

 

Cosa vedere nel borgo di Diano d’Alba

Nel borgo di Diano d’Alba incontriamo molte tracce della sua storia.

A partire da Palazzo Ruffino, restaurato nel 1730. Al suo interno ci sono sale impreziosite da fregi e mobilio raffinato. Inoltre sempre nel centro storico troviamo due palazzi storici: la porta Rossa e il Palazzo del Conte Rangone.

Di notevole importanza è anche la Chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista, progettata dall’architetto C.F. Rangone in stile barocco piemontese e realizzata tra il 1763 e il 1770.

 

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Chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista – Flickr, ggianni3

 

Per scoprire e approfondire la vita agricola delle Basse Langhe, a Diano d’Alba è possibile visitare il Museo Della Vite e della Civiltà Contadina. Un percorso che si incentra maggiormente sulla coltura tradizionale di questa zona, la vite. Si potranno osservare foto, attrezzi del passato e pratiche ormai desuete che hanno forgiato la tradizione enologica di questo territorio del vino.

Certamente, se si capita in questo vezzoso borgo, non si può non appagare lo sguardo raggiungendo il punto panoramico del paese. Da qui potrai godere di un unico scenario a 360°: ammirando l’arco alpino di Piemonte, Valle D’Aosta e Lombardia fino a scorgere ad Oriente le colline del Moscato e del Barbaresco, ad Occidente le colline del Barolo.

 

Dolcetto di Diano d’Alba DOCG

Il Diano d’Alba è una Denominazione ad Origine Controllata e Garantita riconosciuta nel 2010, ma questo vino ha una storia di gran lunga più longeva.

A partire dalla correlazione con il territorio; dal 1985 infatti è stata avviata una campagna di valorizzazione di questa terra a vocazione vitivinicola che ha portato alla nascita di un “Piano Regolatore Dei Vigneti”.

Da qui Diano D’Alba è conosciuto come “Paese dei Sörì”. Sörì in dialetto significa soleggiato e indica i migliori vigneti con la migliore esposizione al sole. Sono in tutto 77 aree, interamente comprese nel comune di Diano d’Alba.

Dunque un territorio a forte espressività e cognizione enologica, manifeste nel suo prodotto di eccellenza: il Diano d’Alba DOCG.

 

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Veduta sui vigneti – Flickr, Antonio Busso

 

Il vitigno dolcetto ha trovato nell’unione con la terra di Diano d’Alba la sua massima manifestazione. È infatti esigente in fatto di esposizione e amante delle forti escursioni termiche. Da questa armonia tra pianta e ambiente deriva un vino asciutto, fruttato, con eventuale sentore di legno e un leggero retrogusto mandorlato.

Il disciplinare prevede che venga utilizzata la varietà di uva dolcetto al 100%, coltivata esclusivamente nel comune di Diano d’Alba. Sempre nel disciplinare sono specificate le condizioni di coltura dei vigneti: i terreni dovranno essere argillosi e/o calcarei con giacitura esclusivamente collinare, dovranno trovarsi a massimo 550 m. s.l.m. con esposizione adatta alla maturazione delle uve.

Inoltre il protocollo di vinificazione prevede che il vino DOCG Diano d’Alba Superiore sia sottoposto a 10 mesi di invecchiamento.

Se Diano d’Alba ti ha conquistato, ora puoi creare il tuo viaggio su misura con l’Esperto Locale, da personalizzare con la degustazione di vini delle langhe, la ricerca del tartufo bianco d’Alba e… tanto altro!

 

L’autore

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Flavia Biondi
Ciao, sono Flavia! Aspirante enogastronoma, appassionata di cibo, vino e territorio. Studio Scienze e Culture Enogastronomiche presso l'università Roma Tre. Proseguirò gli studi per comunicare il legame indissolubile tra cibo e ambiente e creare cultura.

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