Vendemmia in Italia: le regioni vinicole dove vivere la raccolta dell’uva 2025
Dopo le esperienze di vendemmia in Chianti, Langhe, Etna e Franciacorta, ecco zone vinicole meno note dove la vendemmia è ancora un evento comunitario e i visitatori sono accolti come amici, non come clienti.
Vendemmia nel Collio, Friuli-Venezia Giulia
Le colline al confine sloveno producono i bianchi più complessi d’Italia. In settembre si vendemmia il Friulano, in ottobre la Ribolla Gialla. Le cantine di Oslavia — dove Josko Gravner e Stanko Radikon hanno inventato i vini orange (macerazione in anfore georgiane) — accolgono visitatori durante la vendemmia per raccontare la filosofia dei vini naturali. Le uve vengono pigiata coi piedi nelle anfore di terracotta. Esperienza: 60-80 euro con degustazione di 5-6 vini orange e pranzo friulano (frico, prosciutto San Daniele, gubana). Da Gorizia: 10 km.
Vendemmia sull’Isola di Pantelleria, Sicilia
Lo Zibibbo (Moscato d’Alessandria) viene coltivato ad alberello pantesco — una tecnica patrimonio UNESCO dal 2014: le viti crescono in buche nel terreno vulcanico, protette dal vento dai muretti a secco. La vendemmia (fine agosto-settembre) è manuale e faticosa — le vigne sono su terrazzamenti ripidi. Le uve vengono poi stese al sole per 3 settimane sui graticci per l’appassimento, che produce il Passito di Pantelleria (vino dolce dorato). Esperienze: Donnafugata (visita alla vigna con degustazione Passito, 30 euro), Marco De Bartoli (Bukkuram, il Passito più premiato). Da Trapani: volo 40 minuti.
Vendemmia in Valpolicella, Veneto
La Valpolicella ha una vendemmia doppia: in settembre si raccolgono le uve per il Valpolicella classico; una selezione dei grappoli migliori viene messa ad appassire sui graticci nei fruttai per 3-4 mesi, fino a perdere il 40% del peso, per produrre l’Amarone (il rosso italiano più potente e costoso). Visitare un fruttaio durante l’appassimento (ottobre-gennaio) è un’esperienza unica: migliaia di grappoli stesi su stuoie di bambù in stanze ventilate, con un profumo dolce e concentrato. Cantine: Allegrini (35 euro degustazione), Bertani, Masi. Da Verona: 15 km.
Vendemmia alle Cinque Terre, Liguria
La vendemmia più eroica d’Italia: i vigneti delle Cinque Terre crescono su terrazzamenti a strapiombo sul mare, sostenuti da 6.700 km di muretti a secco (più della Grande Muraglia cinese). La raccolta è interamente manuale — nessuna macchina può operare sui pendii del 70%. Le uve (Bosco, Albarola, Vermentino) vengono portate a spalla o con monorotaie fino alla cantina. Il vino Sciacchetrà (passito delle Cinque Terre) richiede 5 kg di uva per 1 bottiglia. Esperienze di vendemmia: Cantina Riomaggiore (50 euro con degustazione Sciacchetrà e pranzo in vigna). Settembre-ottobre.
Vendemmia nella Valle dell’Aglianico, Basilicata
L’Aglianico del Vulture — il “Barolo del Sud” — si vendemmia tardi: fine ottobre-inizio novembre, sulle pendici del Monte Vulture (vulcano spento). Le vigne ad alberello centenarie, con tronchi contorti e radici profonde nel terreno vulcanico, producono uve concentrate e tanniche. La vendemmia tardiva permette di visitare le cantine durante il foliage dei vigneti — rosso fuoco contro il nero della lava. Cantine: Elena Fucci (la star dell’Aglianico, 25 euro degustazione), Paternoster, D’Angelo. Il borgo di Barile (fondato da profughi albanesi nel XV secolo, con cantine scavate nel tufo) è una base perfetta. Da Potenza: 50 km.
Vendemmia in Trentino: il Teroldego
Il Teroldego Rotaliano cresce esclusivamente nella piana di Mezzocorona-Mezzolombardo (la Piana Rotaliana, 10 km²) — il terreno alluvionale tra l’Adige e il Noce dà al vino un carattere unico: rosso rubino scuro, profumo di frutti di bosco e violetta, tannini morbidi. La vendemmia di fine settembre si accompagna alla festa dell’uva (Mezzocorona, ultimo weekend di settembre): carri allegorici decorati con uva, pigiatura nei tini e distribuzione di mosto. Cantine: Foradori (la rivoluzionaria dei vini naturali trentini, 20 euro degustazione), Zeni, Endrizzi. Da Trento: 15 km.
Esperienze di pigiatura tradizionale
Alcune cantine offrono ancora la pigiatura con i piedi (attività vietata per la produzione commerciale ma consentita come esperienza turistica):
- Castello di Verrazzano, Chianti: pigiatura nel tino di legno, seguita da pranzo in cantina (90 euro)
- Cantina Ferrara, Sicilia: pigiatura dello Zibibbo nei palmenti (vasche in pietra lavica), seguita da pranzo siciliano (50 euro)
- Cantina Torrevento, Puglia: pigiatura del Nero di Troia con cena in masseria (60 euro)
L’esperienza è divertente e sensoriale: il mosto tra le dita dei piedi, il profumo dell’uva schiacciata, il colore che macchia la pelle per giorni.
Il mosto: cosa si può fare
- Bere: il mosto fresco (non ancora fermentato) è dolcissimo e pieno di vitamine. Si beve nella prima settimana dopo la pigiatura
- Mosto cotto: tradizione dell’Emilia e delle Marche — il mosto viene concentrato per ebollizione fino a diventare uno sciroppo denso usato per dolci e condimenti (simile all’aceto balsamico giovane)
- Vino novello: il primo vino dell’anno, in commercio dal 30 ottobre (per legge). Leggero, fruttato, da bere entro marzo
Per vivere la vendemmia, prenota un agriturismo nelle zone vinicole. Un’auto a noleggio è indispensabile per raggiungere le cantine. Le esperienze guidate enogastronomiche con trasporto incluso permettono di degustare in sicurezza.