Nosiola e Vino Santo trentino: viaggio nel vitigno autoctono del Garda tra degustazioni e sapori gardesani

Nosiola e Vino Santo trentino: viaggio nel vitigno autoctono del Garda tra degustazioni e sapori gardesani

C’è un momento dell’anno in cui la Valle dei Laghi smette di essere semplice paesaggio e diventa racconto. Succede quando l’aria di primavera porta con sé il profumo dolce dell’uva appassita, quando le soffitte dei vecchi casolari si aprono e le mani dei vignaioli stringono per l’ultima volta i grappoli dorati rimasti sui graticci per mesi. Ti trovi lì, tra Trento e il Garda, e capisci che stai per entrare in una storia che ha quasi cinquecento anni.

Parliamo della Nosiola, il più antico vitigno autoctono a bacca bianca del Trentino, e del suo figlio più prezioso: il Vino Santo trentino, presidio Slow Food, definito “il passito dei passiti”. Un viaggio che sa di nocciola e albicocca, di miele e vento di lago – e che ti aspetta proprio qui, nel cuore del Garda Trentino.

Chiudi gli occhi. Senti quel soffio tiepido che arriva da sud? È l’Ora del Garda, il vento che accarezza i vigneti e rende possibile tutto questo.

L’anima bianca del Trentino: cos’è la Nosiola

Il nome già ti dice tutto, se sai ascoltarlo. Nosiola viene dal dialettale nosela, che richiama il profumo della nocciola – una delle note più riconoscibili di questo vino. Un bianco che nelle sue espressioni migliori è giallo paglierino con riflessi verdolini, elegante al naso, con sfumature di fiori bianchi e frutta, e un’inconfondibile nota leggermente amarognola al palato che lo rende unico.

Coltivata nella Valle dei Laghi, in Val di Cembra, nella Piana Rotaliana e in Vallagarina, la Nosiola oggi rappresenta appena l’1-1,5% della superficie vitata trentina: un tesoro raro, custodito da pochi appassionati vignaioli. Ma proprio questa rarità la rende così preziosa.

Sapessi quante verità nascoste impari parlando con chi fa questo mestiere da generazioni. La Nosiola non è solo un vitigno: è un modo di intendere il tempo.

Il passito dei passiti: come nasce il Vino Santo trentino

Se la Nosiola ferma è freschezza e immediatezza, il Vino Santo trentino DOC è il suo lato più intimo, quello che richiede pazienza infinita. Nessun altro vino al mondo, infatti, vanta un appassimento naturale così lungo.

Il processo inizia in ottobre, con la raccolta dei grappoli spargoli – quelli con gli acini più maturi e ben distanziati. Vengono adagiati sulle arèle, i tradizionali graticci di legno (un tempo di canne) posti nelle soffitte arieggiate. Qui resta protagonista l’Ora del Garda: quel vento costante che soffia da sud facilita l’appassimento e favorisce lo sviluppo della Botrytis cinerea, la muffa nobile che disidrata gli acini dall’interno, concentrando zuccheri e aromi.

La perdita in peso supera l’80%. Da cento chili di uva si ottengono al massimo quindici-diciotto litri di mosto. Un sacrificio enorme, ripagato da un nettare di rara intensità.

L’appassimento dura cinque-sei mesi, fino alla Settimana Santa – ed è proprio da qui, probabilmente, che il vino prende il suo nome sacro.

Il rito della spremitura: quando il sacro incontra il vino

C’è un giorno, ogni anno, in cui la Valle dei Laghi si ferma. È il giorno del Rito della Spremitura, il momento in cui le uve appassite vengono finalmente pressate, segnando il passaggio dall’appassimento alla vinificazione. Un gesto antico che si ripete durante la Settimana Santa e che unisce la comunità attorno a un’identità condivisa.

Non è folklore. È il cuore pulsante di un territorio.

Questo rito è il momento centrale di DiVinNosiola, la manifestazione che ogni primavera celebra la Nosiola e il Vino Santo con degustazioni, camminate tra i vigneti, masterclass e cene a tema. L’edizione 2026 – la sedicesima – si tiene dal 28 marzo al 10 aprile, tra la Valle dei Laghi e Trento, con il Rito della Spremitura il 29 marzo alla Cantina Pedrotti.

Se ami scoprire le tradizioni distillatorie di questa terra, non perdere il nostro racconto sulle distillerie di Santa Massenza, il borgo che è anche capitale della grappa artigianale.

Nel calice: degustare Nosiola e Vino Santo

Versati un calice di Nosiola ferma. Portalo al naso: senti quel profumo delicato di nocciola, fiori bianchi, mela verde? Assaggia, e troverai freschezza, sapidità, una piacevole nota amarognola che invita al sorso successivo. Servila a 10-12°C, in un calice a luce ampia.

Ora cambia registro. Il Vino Santo trentino chiede un calice più piccolo, tipo tulipano, e una temperatura di 8-10°C. Il colore è già un’emozione: dal giallo dorato all’ambrato profondo, con riflessi che possono arrivare al topazio nelle annate più evolute.

Al naso ti investe un bouquet stratificato: albicocca sovra-matura, pesca gialla, confetture, miele di tiglio, fico secco, datteri, nocciola tostata, e poi zest di arancia, camomilla, note di vaniglia e caramello. In bocca è dolce ma mai stucchevole, sorretto da un’acidità vibrante e una sapidità che regala equilibrio. La persistenza? Infinita.

Dopo quattro anni dalla vendemmia – il minimo fissato dal disciplinare – avviene l’imbottigliamento, ma la maggior parte dei produttori aspetta sette-dieci anni. E una volta in bottiglia, il Vino Santo può sfidare mezzo secolo.

Le cantine da visitare nella Valle dei Laghi

Il bello di questo viaggio è che puoi viverlo da vicino, entrando nelle cantine dove la Nosiola prende forma. Ecco le tappe imperdibili:

  • Cantina Toblino – Cooperativa di 600 soci a Madruzzo, settimo produttore di Vino Santo della Valle. Il loro Vino Santo DOC 2003 ha ottenuto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso e il premio Miglior Vino Dolce d’Italia
  • Gino Pedrotti – Azienda familiare a Pietramurata, affacciata sul lago di Cavedine, da tre generazioni regno della Nosiola e della biodinamica
  • F.lli Pisoni – A Pergolese, cantine dove tradizione e innovazione convivono tra le vigne di Nosiola
  • Giovanni Poli e Maxentia – A Santa Massenza, cuore pulsante della produzione artigianale
  • Pravis – A Lasino, dove si sperimentano anche versioni macerate e affinate in legni particolari
  • Casa Caveau Vino Santo – Il museo enologico di Padergnone, ricavato nel più antico appassitoio della Valle, punto di partenza ideale per il Sentiero della Nosiola

Per un’immersione completa nel mondo delle grappe trentine, ti consigliamo anche la nostra guida alla degustazione delle grappe trentine.

Nosiola e cucina gardesana: gli abbinamenti perfetti

Un vino così versatile merita una tavola all’altezza. La Nosiola ferma, con la sua freschezza e la nota di nocciola, è compagna ideale dei piatti della cucina gardesana e trentina:

  • Pesce di lago – Persico, lavarello, coregone e trota salmonata alla griglia: la sapidità della Nosiola esalta la delicatezza delle carni lacustri
  • Carne salada trentina – L’amarognolo del vino bilancia la sapidità della carne speziata
  • Tortelli di patate conditi con cipolle stufate al Nosiola e olio DOP Garda Trentino: un classico assoluto
  • Strangolapreti – Gli gnocchi di pane e spinaci con burro fuso trovano nella Nosiola un contrappunto fresco e aromatico
  • Risotto con la tinca – Un grande piatto della tradizione lacustre che con la Nosiola crea armonia perfetta

En Vino Santo trentino, invece, gioca su un altro registro:

  • Formaggi erborinati – Gorgonzola, Stilton, Roquefort: le muffe nobili del formaggio dialogano con quelle del vino, creando un abbinamento memorabile
  • Zelten – Il dolce natalizio trentino con frutta secca e canditi è il suo compagno naturale
  • Strudel di mele – La dolcezza avvolgente del passito abbraccia le note speziate del dolce alpino
  • Come vino da meditazione – Da solo, alla fine di una cena, con il panorama del lago che si spegne nella sera

Se ti appassionano gli abbinamenti tra vini autoctoni e cucina del territorio, potresti lasciarti ispirare anche dal nostro viaggio gastronomico in Italia o dal racconto delle colline del Barolo.

Consigli pratici per il tuo viaggio nella Valle dei Laghi

  • Quando andare – La primavera (marzo-aprile) è il periodo più suggestivo, con DiVinNosiola e il Rito della Spremitura. Ma le cantine sono visitabili tutto l’anno
  • Come muoversi – Il Sentiero della Nosiola collega Padergnone a Santa Massenza in 9 km di trekking tra vigneti e pannelli interattivi, con soli 200 metri di dislivello
  • Dove informarsi – L’Associazione Vignaioli del Vino Santo Trentino DOC raccoglie i sei produttori principali e organizza eventi e visite
  • Acquisti – Il Vino Santo si trova in bottiglie da 0,375 l o 0,5 l. I prezzi riflettono anni di paziente lavoro: non è un vino economico, ma ogni goccia vale l’attesa
  • Da non perdere – Una visita a Castel Toblino, affacciato sull’omonimo lago, dove nel Cinquecento si producevano già i primi vini dolci della valle

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PREGUNTAS FRECUENTES

Qual è la differenza tra il Vino Santo trentino e il Vin Santo toscano?

Nonostante il nome simile, sono vini molto diversi. Il Vino Santo trentino è prodotto esclusivamente con uve Nosiola e prevede un appassimento naturale di 5-6 mesi in soffitte ventilate dall’Ora del Garda, con sviluppo di muffa nobile. Il Vin Santo toscano utilizza prevalentemente Trebbiano e Malvasia con metodi di appassimento e tempi differenti. Anche il profilo aromatico è distinto: il trentino punta su freschezza, eleganza e straordinaria longevità.

Dove posso partecipare al Rito della Spremitura del Vino Santo?

Il Rito della Spremitura si svolge ogni anno durante la Settimana Santa nella Valle dei Laghi, nell’ambito della manifestazione DiVinNosiola. Nel 2026 è in programma domenica 29 marzo presso la Cantina Pedrotti. La partecipazione è aperta al pubblico e rappresenta un’esperienza unica per vivere la tradizione vinicola trentina.

Con quali piatti si abbina meglio la Nosiola?

La Nosiola in versione secca si abbina perfettamente al pesce di lago (persico, lavarello, trota), ai tortelli di patate della tradizione trentina, alla carne salada e agli strangolapreti. Il Vino Santo è invece ideale con formaggi erborinati, dolci a pasta secca come lo Zelten trentino, e come vino da meditazione.

Quanti produttori di Vino Santo trentino esistono?

I produttori che si dedicano al Vino Santo sono pochissimi. L’Associazione Vignaioli del Vino Santo Trentino DOC riunisce sei aziende principali – Pedrotti, Pisoni, Giovanni Poli, Maxentia, Pravis e Francesco Poli – con circa 20 ettari di superficie e 20.000 bottiglie prodotte all’anno. A queste si aggiunge la Cantina Toblino, cooperativa storica della Valle.

Quanto tempo deve invecchiare il Vino Santo trentino?

Il disciplinare prevede un minimo di quattro anni dalla vendemmia prima dell’imbottigliamento, ma la maggior parte dei produttori attende sette-dieci anni. Una volta in bottiglia, il Vino Santo può conservarsi e migliorare per decenni: gli esperti parlano di bottiglie ancora perfette dopo mezzo secolo.

Il profumo che resta: un calice di tempo e di territorio

Lascerai la Valle dei Laghi con qualcosa di più di un ricordo. Ti porterai dentro il colore dell’ambra antica nel bicchiere, il profumo delle arèle cariche d’uva, la voce di un vignaiolo che ti ha raccontato come suo nonno faceva lo stesso gesto, nello stesso giorno di primavera, davanti allo stesso tornio.

La Nosiola y el Vino Santo trentino non sono semplicemente vini. Sono il respiro di un territorio che ha scelto di non avere fretta, di aspettare la Settimana Santa per spremere, di attendere dieci anni per imbottigliare, di custodire un vitigno che nessun altro al mondo può replicare.

Torna a casa, stappa quella bottiglia che hai portato con te. Versa un dito d’oro nel calice e lascia che il profumo ti riporti tra i vigneti della Valle dei Laghi. Sentirai ancora il soffio dell’Ora del Garda sulla pelle. E saprai che quel vino, come ogni cosa bella, è nato dalla pazienza.

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